15 apr 2013

"PRECISO", racconto a... metà!

Un raccontino che scrissi tempo fa e che ho recentemente risistemato, soprattutto nella "storia". Ve lo ripresento in versione "restaurata". Un piccolo thriller/noir particolare... INEDITO!
Non è tanto lungo ma per non tediarvi troppo ho deciso di ... (prima avevo scritto che era diviso in due, ma poi ci ho pensato meglio).... ho deciso di lasciarlo a metà.
Secondo voi, poi.... CHE SUCCEDE?
Buona lettura...

Preciso




La testa mi pulsa e sento male in tutto il corpo.
Non ricordo come sono finito in queste condizioni. Con uno sforzo tale da farmi girare tutto ciò che ho intorno, che per il momento è solo nero assoluto, mi porto le mani alla nuca.
C’è del sangue.

Non riesco ancora a capire in che posizione mi trovo. Se sdraiato o in posizione eretta. Sulle gambe non avverto alcun peso, quindi opto per la prima opzione. Eppure…
A una analisi più attenta mi accorgo, mentre recupero pian piano tutti e cinque i sensi, che ho qualcosa sul volto. Non è sangue ma è lo stesso qualcosa che si è rappreso. Dall’odore che sento sembra vernice.
E finalmente mi accorgo di essere sdraiato su un lettino, leggermente inclinato verso l’alto.
Vorrei sgranchirmi e provo ad alzarmi. Ma con grande stupore scopro di essere bloccato. Una cinghia, forse di cuoio, mi tiene fermo per la vita. Altre mi stringono le gambe, anche la testa immobilizzata. Solo le braccia sono libere e nel momento in cui, assalito dal panico e totalmente perso e confuso, tento di slacciare quelle stringhe che mi incatenano, una luce si accende.
Non è più buio.
La luce mi brucia gli occhi e ne deduco che non li apro da molto, svenuto per chissà quanto tempo.
Sono in una grande stanza. Un magazzino, forse. Il soffitto è alto. Le pareti non le distinguo. Troppa la confusione e la penombra.
Sudo freddo.
E una voce ride da un altoparlante posto, se l’udito non m’inganna, cosa che potrebbe benissimo fare, all’angolo destro della stanza. Uno strano accento.
- Ah ah.
Rimango impietrito.
Con un impeto d’ira provo ad alzarmi ma l’unico risultato è quello di scorticarmi ancora di più la pelle in prossimità delle cinghie. La strana cosa sulla mia faccia che inizia a sciogliersi quando inizio a sudare, mi brucia gli occhi.
E da quel punto da cui proveniva la voce esce una figura.
Prima un ciuffo. Bianco.
Poi un vestito. Grigio.
Poi… chi è?.
L’udito mi aveva ingannato. Non era un altoparlante. C’era davvero qualcuno.
Quell’accento…
Mi hanno preso. 

[Continuate voi.. ]

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