06 mar 2013

Senza motivo: un piccolo regalo macabro!

Non c'è infatti un motivo specifico perché faccia quello che sto per fare. Forse perché... bando alle ciance, volevo farvi leggere uno dei primi racconti in assoluto che pubblicai in una modesta antologia di un piccolo editore (Trifolium 2010 - Caravaggio Ed.)
Erano i primi passi che iniziavo a muovere.. qui trovate il link: http://www.caravaggioeditore.it/articoli/view-articolo.php?articolo=70
Spero vi piaccia: è un po' macabro!


Piano terra 


La scavatrice stava aprendo un varco tra i muri che cedevano come l’esercito di Napoleone in Russia. I pompieri e la Protezione Civile erano pronti a intervenire. Era da una settimana che cercavano di penetrare quella barriera di cemento.Un ufficio, di quelli nuovi, stile minimalista, bianco e ricolmo di vetrate riflettenti. C’era stato un terremoto e l’edificio aveva ceduto.

Decine e decine di morti. Altrettanti dispersi. Si sapeva però dove si trovavano alcuni di essi: nell’ascensore. Uno dei superstiti intrappolati era riuscito a mettersi in contatto con l’esterno grazie al suo cellulare. Ma ormai non si avevano notizie da alcuni giorni.
C’erano dei feriti. Erano in cinque.
Mancavano cibo e acqua, fatta eccezione per una o due bottigliette di Coca-Cola e qualche merendina. 
L’ascensore era stato sepolto dai detriti. Raggiungerlo non era affatto semplice. 
- Stiamo arrivando! - urlò il capo dei pompieri quando riuscirono ad intravedere una delle pareti metalliche dell’ascensore. Ma all’improvviso volontari, medici, pompieri e vigili sobbalzarono. 
Un urlo graffiò l’aria. 
Un uomo si lanciò sui detriti iniziando a tirare via i massi a mani nude. 
- Presto, bisogna entrare! - 
Con qualche ultimo sforzo riuscirono ad aprire un varco abbastanza grande da farci passare una persona. Con una fiamma ossidrica aprirono un buco nella carcassa dell’ascensore. Una puzza tremenda investì i soccorritori come una nube tossica. Qualcuno indietreggiò barcollando, altri vomitarono. 
Il capo dei pompieri vi entrò con delle coperte e delle maschere d’ossigeno per i sopravvissuti. Puntò la torcia per farsi strada e rimase immobile. 
Ghiacciato. 
Non sapeva se credere o meno a cosa stava vedendo. 
Nell’ascensore, in una pozzanghera di sangue, galleggiavano alcuni arti e resti umani. 
Al centro della pozza c’era un uomo mezzo nudo, accucciato, che teneva in mano il braccio di una donna, il cui corpo inerme giaceva a terra. Aveva appena esalato l’ultimo respiro. 
L’uomo continuava a mordere il braccio, strappando la carne, masticandola, emettendo dei suoni raccapriccianti. Il sangue gli colava sul mento. 
Poi si girò e vide il capo dei pompieri. Quest’ultimo emise un urlo, uscì dal buco e inciampò su alcune travi, provocando una piccola valanga. I massi ricoprirono l’ascensore e, con esso, tutto il suo orrore.


E ovviamente, dato che ho iniziato, direi che piano piano, ogni tanto, potrei continuare a pubblicare qualche edito o inedito sul mio blog (diritti permettendo!).
Alla prossima!


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